La storia si ripete: un famoso detto, ricordato ogni volta che si verifica un cambiamento. Dai paragoni tra qualsiasi leader autoritario e Hitler, al parallelismo tra l’attuale pandemia e l’influenza spagnola, il pubblico è affascinato dalla ciclicità della storia. Forse perché ci dà un senso di certezza su ciò che potrebbe accadere in futuro. Questo continuo interesse ha richiesto agli storici di reinventare il modo in cui la loro disciplina viene insegnata: non come mero esercizio di memorizzazione, ma come strumento per comprendere il nostro presente. L’approccio fornito dalla public history si è dimostrato più efficace di quello della diffusione tradizionale del sapere. Ciò è rafforzato dall’idea che la public history e la tecnologia sono indissolubilmente intrecciate. Questa disciplina allarga l’attenzione della storia tradizionale al suo rapporto con il presente: sarebbe impossibile tracciare efficacemente questo legame senza l’aiuto della tecnologia. 

Il ritratto tradizionale dello storico

La maggior parte delle persone, quando cerca di definire lo scopo della storia, lo individua nello studio del passato. Anche se questa definizione può sembrare corretta, non fa il necessario passo in più: come si rapporta il passato al nostro presente? Spesso vediamo negli studenti uno scollamento rispetto alle loro materie di studio. Il motivo più comune? La mancanza di applicazione pratica. Infatti, per esempio, mentre l’ascesa dell’Impero Romano potrebbe sembrare intrinsecamente interessante per alcuni, altri semplicemente non ne vedono l’importanza. Questo perché la storia è spesso considerata utile solo nel contesto della conoscenza teorica, un esercizio di memoria. Tuttavia, invece di etichettare come “frivoli” coloro che non trovano interesse per tali argomenti, potrebbe essere utile approfondire l’argomento applicandolo al nostro presente. Le conoscenze fornite da tali discipline non dovrebbero essere riservate agli accademici: dovrebbero essere piuttosto di pubblico dominio. Il potenziale di questo approccio è chiaro. I media stessi mostrano l’interesse del pubblico per la storia. Joan Neuberger, riferendosi alla presenza del passato sullo schermo, sottolinea come «la televisione e il cinema, con tutte le loro distorsioni romantiche e di intrattenimento, rimangono incredibilmente popolari, ma sono affiancati da canali di sfogo che soddisfano il desiderio del pubblico di sapere cosa è realmente accaduto» (Neuberger 2016). Lo storico dovrebbe diventare, quindi, se non un narratore, almeno un insegnante più empatico. È essenziale rompere le «rigide demarcazioni tra “storici” e “il loro pubblico”», per includere invece «all’interno di questo concetto di agente attivo gli storici professionisti» (Kean, Hilda 2009, 1).

In questo video vengono illustrate alcune applicazioni pratiche della storia

Public History: un approccio più efficace

Dopo aver compreso perché l’approccio tradizionale alla storia è incompleto, risulta chiaro il motivo per il quale la public history offre un approccio più desiderabile. Nonostante il valore di questa disciplina sia sempre più riconosciuto, è difficile adottare una definizione unica. Per coloro che non hanno familiarità con tale concetto, lo ha riassunto al meglio il National Council of Public History (NCPH) come «un movimento, una metodologia e un approccio che promuove lo studio collaborativo e la pratica della storia» (Weible 2008). In questo campo, gli storici «si propongono di rendere accessibili e utili al pubblico le loro specifiche intuizioni» (Weible 2008). Essi non solo cercano di collegare la storia al panorama odierno, ma ne fanno uno strumento analitico per comprendere appieno il nostro presente. Si potrebbe affermare che, esattamente come l’infanzia è necessaria a un terapeuta per comprendere il suo paziente, il passato è essenziale per comprendere il nostro presente. I nostri errori ci aiutano a capire come le loro ombre continuino ad affliggerci oggi, mentre le nostre innovazioni ci spingono con decisione verso il progresso. Un esempio puntuale, vista l’ascesa del movimento Black Lives Matter, è quello del razzismo in America: difficilmente può essere compreso senza guardare alla storia economica e civile che la razza ha posto nella fondazione degli Stati Uniti. Questo caso mostra come la storia non sia utile solo come ricostruzione, ma come ponte tra il passato e il presente. Queste intuizioni, per essere significative, devono essere di pubblico dominio. Questo «aiuterà le persone a scrivere, creare e comprendere la propria storia» (Grele 1981, 46). In Present of the Past Zuckerman ha sostenuto la necessità di un approccio diverso che risultasse più significativo rispetto a quello della storia tradizionale. Si è scoperto che per gli americani «ciò che conta sono gli usi del passato nel presente: cioè la disponibilità di un passato utilizzabile, piuttosto che la l’aspetto passato della storia» (Jensen, Bernard 2009, 43). Diventa quindi essenziale determinare come gli storici possano comunicare nel modo più efficace con il loro pubblico: è qui che entra in gioco la tecnologia.

Cos’è la storia pubblica? Questo video di #BirkbeckExplains (University of London) definisce lo scopo della disciplina

L’inevitabilità della tecnologia

Il grande pubblico raramente discute i benefici della tecnologia nel campo delle discipline umanistiche. Questo perché si pensa che tali campi di studio, di cui la storia fa parte, siano focalizzati sul passato. Tuttavia, come è stato evidenziato, la storia diventa rilevante quando abbraccia sia il presente che il passato. Attraverso questa lente, appare chiaro come le tecnologie stiano diventando essenziali per ricordare il nostro passato. Andre Hurley ha specificamente parlato di «realtà aumentata, stampa 3D, podcasting mobile, spectral imaging, ricostruzione olografica e mappatura GIS (Geographic Information Systems)» e di come «gli studenti che si addentrano in tale campo sono incoraggiati, anche se non richiesto, ad acquisire fluidità nella gestione di database, delle tecniche di digitalizzazione e di software di scrittura collaborativa» (Hurley 2016, 69). Pertanto, oltre a ri-orientare la storia sul presente, «i professionisti della digital history che operano in ambienti pubblici devono imparare da capo come comunicare con il loro pubblico» (Hurley 2016, 70). Coloro che possiedono conoscenze con numerose applicazioni pratiche per il miglioramento della consapevolezza sociale hanno il dovere di renderle disponibili al pubblico. Soprattutto nell’epoca d’oro della tecnologia, l’informazione può essere resa disponibile in «nuove forme visive entusiasmanti e relativamente facili da produrre» (Neuberger 2016).

John Green mostra come la tecnologia permetta all’apprendimento di assumere molte forme diverse

In conclusione, la storia deve essere rifocalizzata sul presente, per carpire le necessarie intuizioni dal nostro passato. Queste scoperte pratiche acquisteranno importanza se condivise con un pubblico più ampio, non solo con un background accademico. La public history cerca di raggiungere proprio questo obiettivo, e la tecnologia è uno degli strumenti più potenti in questa ricerca.

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