Torino, 1911. All’Esposizione Universale avviene il debutto dell’impresa di Camillo Olivetti, padre di Adriano, nel momento in cui si presenta al pubblico la M1, prima macchina da scrivere italiana. Non è sicuramente casuale la scelta del testimonial del primo manifesto pubblicitario: Dante Alighieri, raffigurato nella locandina mentre indica orgogliosamente l’innovativo prodotto (Peroni 2018, 19-21). Tale operazione conferma come la cultura fosse posta alle fondamenta della fabbrica, così da assumere un ruolo cruciale: una simbiosi tra tecnologia ed amore per la sapienza era insita nell’azienda fin dalle sue origini. 

È però con Adriano Olivetti che lo stabilimento familiare diventa “Comunità” e migliora lo standard di vita di ogni membro; grazie all’utopia dell’imprenditore, si concretizza una realtà innovativa basata su principi etici fondamentali quali: libertà, responsabilità ed in particolare lealtà, obbedienza e trasparenza (Catarin, Bembo 2018).

Dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Chimica e aver svolto un apprendistato nell’industria paterna, nel 1927, tornato da un viaggio in America, gli viene affidato il timone dell’azienda di famiglia. Adriano avvia un processo di umanizzazione del lavoro che sancisce l’inizio della parabola ascensionale della ICO: si decide di investire nella protezione sociale, nei servizi sanitari e nella crescita culturale di tutti i dipendenti, ad ogni livello (Peroni 2018); questo modo “umanistico” di concepire l’impresa sarà il segreto del suo successo.

Una realtà Comunitaria

Oltre alla produzione, un’industria è in grado di generare benessere, sicurezza e bellezza per chi vi lavora e per chi vi è ospitato (Catarin, Bembo 2018). Sebbene già il padre Camillo diede avvio ad un articolato sistema di servizi sociali, è solo grazie al figlio che si assiste all’istituzionalizzazione di tali provvedimenti, che realizzano un’importanza antropocentrica: la persona viene posta al centro della vita di fabbrica, lo sviluppo personale dell’impiegato è fonte di valore per l’azienda; ne consegue una costante ricerca della qualità e dell’efficienza di ogni singola fase della produzione. I provvedimenti sociali adottati dall’Olivetti si estendono a tutti i livelli della vita del singolo, permettendogli così di godere di una pluralità di benefici: dall’assistenza sanitaria a quella sociale, dalla mensa ad un sistema di trasporti all’avanguardia. Tra le unità residenziali messe a disposizione degli operai, spicca una scuola finalizzata alla formazione del personale tecnico; l’istruzione professionale avveniva mediante il perfezionamento della cultura degli operai tramite corsi serali (Catarin, Bembo 2018).

Il benessere generava coesione ed il rapporto tra i dipendenti ben si rifletteva sulla sostenibilità ambientale promossa dall’impresario: l’architettura degli edifici si fondeva con il paesaggio circostante, poiché non entrava in conflitto con la natura ma, al contrario, la accoglieva (Catarin, Bembo 2018).

Rispettivamente Mensa Olivetti e Complesso abitativo.

La presenza di umanisti in azienda

L’idea di Adriano Olivetti era quella di costruire, attraverso la cultura umanistica, un ponte fra imprenditori ed operai. Come in un’antica “Atene periclea”, anche in una moderna ottica aziendale, il potere era detenuto non dagli ingegneri o economisti ma da filosofi, poeti e umanisti.

Abbiamo portato in tutti i villaggi di campagna, in tutti i paesi della montagna, per la prima volta, quelle che io chiamo armi segrete: i libri, i corsi culturali, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione, come il campo arato e la pianta nobile si distinguono dal campo abbandonato e incolto ove cresce la gramigna, e dalla pianta selvaggia che non può dar frutto. E così noi comunitari andiamo insieme ricercando gli alimenti spirituali che è doveroso fornire agli uomini al fine di esaltare il loro spirito e di scoprire la nobiltà del loro cuore, poiché la tristezza dell’uomo è più profonda finché egli non ha rivelato a se stesso la sua vera coscienza interiore: quella che si trova chiusa, ben serrata, nel fondo dell’anima.

Marco PeroniIvrea. Guida alla città di Adriano Olivetti, Roma/Ivrea, Edizioni di Comunità, 2018, p. 88

La cultura diviene espediente motivazionale per ciascuno: offrendo erudizione l’impresa guadagnò l’intelligenza delle persone, potendo contare sulle idee del singolo per l’innovazione e la creatività dei prodotti (Peroni 2018). Si assumevano laureati in discipline umanistiche da affiancare a ingegneri ed economisti con l’obiettivo finale di modificare la società per evitare un eccesso di tecnicismo (Cataldi 2017). La contaminazione tra le diverse specializzazioni diviene valore fondamentale anche per la realtà contemporanea. L’idea dell’imprenditore visionario che seppe anticipare il futuro, poté far leva sulle Soft Skills, oggigiorno molto richieste da ogni tipo di azienda. Dando spazio alla libertà e agli interessi del lavoratore si giocava sullo sviluppo della creatività, del pensiero libero, sulla capacità di iniziativa, sull’impegno verso il gruppo: consapevolezze sociali e organizzative tipiche della cultura aziendale e che filosofi, letterati, artisti possiedono per loro naturale predisposizione.

La presenza di uomini di cultura come Paolo Volponi, Ottiero Ottieri, o di poeti del calibro di Giovanni Giudici e Franco Fortini «contribuirono a migliorare la capacità di analisi critica del gruppo, la propensione all’approfondimento, la disponibilità a integrare visioni differenti ed ambiti disciplinari apparentemente lontani» (Peroni 2018, 123).

Il modo di concepire l’attività lavorativa è del tutto rivoluzionario e attuale, poiché si assiste alla fusione dell’industria tecnico-ingegneristica con una visione di stampo umanistico, finalizzata a condurre la società verso una piena consapevolezza e maturità, nell’ottica della formazione di un’industria a misura d’uomo.

La verità è racchiusa nella libertà di cultura e dunque di pensiero. Con tale spirito nascono le Edizioni di Comunità, casa editrice che comunica l’ideologia olivettiana di un progetto educativo fondato su una vocazione di interdisciplinarità (Cataldi 2017).

«Siamo nani sulle spalle di giganti»

Come l’antica sentenza afferma, in chiave rivisitata possiamo sostenere che, nelle multinazionali odierne, esistono esempi che praticano il Modello Welfare Olivetti come Luxottica e Diesel, per citarne almeno due all’interno del vasto panorama italiano. Queste aziende mettono a disposizione numerosi servizi per il personale: mense, architetture sostenibili, sale relax, corsi intensivi, palestre e molto altro. 

Nello specifico Luxottica dal 2017 ha varato un Pacchetto Welfare, che consiste in una campagna di prevenzione con un check-up medico gratuito per i dipendenti al di sopra di una determinata fascia d’età. Inoltre, tutti possono beneficiare della Luxottica University, un’iniziativa di formazione che, organizzando incontri in aula e attraverso piattaforma digitale, favorisce l’apprendimento del personale, il quale contribuisce a pieno titolo al successo del business. Infatti Leonardo Del Vecchio, presidente esecutivo dell’azienda, dichiara

Riportiamo ancora una volta al centro della nostra organizzazione il valore delle persone, la loro individualità, il legame emozionale con l’azienda e il senso di comunità e appartenenza che muovono le nostre fabbriche e il successo di Luxottica nel mondo.

Leonardo Del VecchioLuxottica Group, welfare personalizzato e check-up medico gratuito per i dipendenti, Luxottica, 2017

L’augurio di una contaminazione di saperi

Con la dote di un imprenditore visionario, Adriano Olivetti ha interpretato in modo originale il lavoro in fabbrica. Specialmente in un’epoca di crisi come quella che stiamo vivendo necessitiamo di una «visione circolare», una «preparazione a tutto tondo», come afferma Ivano Dionigi, ex rettore dell’Università di Bologna (Galluccio 2019). Le aziende oggi richiedono un surplus ai dipendenti: una cultura aziendale basata su saperi immateriali, idee, competenze emotive e sociali, poiché il vero trionfo è raggiungibile con l’unione dei saperi e non attraverso la continua settorializzazione disciplinare. È questo il ruolo affidato agli umanisti in azienda: quello di diffondere cultura per costruire un mondo migliore e sicuramente Olivetti aveva compreso che la via per la rinascita avrebbe unito l’arte tecnica e la passione, l’informatica e l’umanistica, per dare vita all’innovazione

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