Il pensiero critico è una competenza tragicamente sottovalutata nell’attuale approccio all’educazione, eppure sta rapidamente diventando uno degli strumenti più importanti per un giovane che cerca di dare un senso al mondo. Infatti, grazie a Internet, gli studenti hanno ora accesso a una quantità di conoscenza più ampia di quanto i loro genitori avrebbero mai potuto immaginare. Questo è lo sviluppo tecnologico più rivoluzionario dei tempi moderni, e le scuole non riescono a insegnare agli studenti come affrontarlo. Invece di misurare l’apprendimento in gran parte attraverso la memoria, dovrebbe esserci una maggiore attenzione verso le capacità degli studenti di assimilare le informazioni per formare la propria visione del mondo. A questo scopo, le discipline umanistiche possono essere uno strumento utile per esercitarsi nell’analisi delle fonti e per ragionare criticamente sul loro valore, mettendo in discussione gli autori e le loro ragioni. Pertanto, dal momento che i giovani hanno accesso a una quantità impensabile di informazioni immediate, il sistema educativo dovrebbe costruire programmi di studio mirati ad aiutarli a navigare in questa enorme risorsa. Ciò può essere realizzato soprattutto attraverso lo studio delle discipline umanistiche.

Superare l’apprendimento mnemonico

Prima di determinare come riformare il sistema dell’istruzione per dare valore al pensiero critico, è essenziale capire perché il modello attuale si affida così tanto alla memoria. Prima che Internet esistesse, prima che i motori di ricerca rendessero facilmente accessibile qualsiasi informazione, la conoscenza si misurava attraverso quanto si era coinvolti nelle discussioni accademiche. E il primo passo per dimostrare che la conoscenza era la memorizzazione (c’è qualcosa che non va nel testo originale). A riprova di ciò, basta guardare alla generazione che andava a scuola negli anni Cinquanta e Sessanta. Nello studio della letteratura, ad esempio, l’esercizio più importante consisteva nell’imparare a memoria le poesie. E anche se allora ciò era possibile, oggi chiediamo agli studenti di imparare altri 70 anni di poesia. E questo vale anche per altre discipline umanistiche: non è sostenibile continuare a concentrare lo studio della storia, per esempio, solo sulla memorizzazione di date ed eventi. Pertanto, la questione non è solo valutare se l’aspetto mnemonico come fondamento dell’apprendimento sia possibile, ma anche se sia addirittura necessario. Perché memorizzare l’intera Divina Commedia, quando il testo è a portata di clic?

L’importanza del pensiero critico

Tuttavia, come chiunque abbia accesso a Internet saprà, non tutte le informazioni che vi si trovano sono affidabili. Questo è particolarmente vero nell’era dei social media: secondo un rapporto dell’ANSA, la maggior parte degli adulti americani raccoglie le notizie dai social media, piuttosto che dai giornali. E anche se la lettura di un solo giornale non sempre conferisce una visione a tutto tondo dei fatti, i social media non sono da meno. Ad esempio, il sistema di contenuti mirati di Facebook crea delle “bolle” che isolano sempre più gli individui, creando una dinamica “noi contro loro”. Questo è sempre più evidente nell’ascesa dei partiti e degli ideali populisti in politica, con la conseguenza che un numero sempre crescente di persone si convincono di avere l’unica versione della “verità”, liquidando gli altri come ignoranti. Infatti, anche se le informazioni che si trovano su Internet non sono spesso accurate, le persone spesso si affidano ad esse per un senso di superiorità (non è chiaro il concetto). Questo comportamento può essere osteggiato dalle scuole attraverso la pratica del pensiero critico. Secondo William Graham Sumner, ciò comporta “l’esame e la prova di proposizioni di qualsiasi tipo presentate per essere accettate, al fine di scoprire se corrispondono o meno alla realtà” (Pipero 2009). Questo non solo aiuterà gli studenti a identificare le “notizie false”, ma li addestrerà anche a mettere in discussione le proprie convinzioni. In pratica, questo potrebbe assumere la forma suggerita da Robert H. Ennis, la quale consiste in tre fasi: la riflessione, che permette agli studenti di fermarsi a pensare invece di dare giudizi affrettati; il ragionamento, interrogando gli studenti su come hanno raggiunto una certa decisione; e l’alternativa, presentando altre possibili conclusioni. Osservando questo processo diventa chiaro il motivo per cui Linda Elder ha affermato che «le persone che pensano in modo critico cercano coerentemente di vivere in modo razionale, ragionevole, empatico» (Elder 2007): il pensiero critico forma gli studenti a diventare persone empatiche, mettendo in discussione la loro prospettiva e considerando quella dell’altro.

Il ruolo delle discipline umanistiche nell’attuazione del pensiero critico

Dopo aver stabilito quanto sia importante il pensiero critico e l’approccio generale che dovrebbe essere adottato nell’insegnamento, si può osservare che le discipline umanistiche sono naturalmente predisposte a questo nuovo metodo. Il pensiero critico e le discipline umanistiche vanno di pari passo: l’una non può essere pienamente realizzata o compresa senza l’altra. Come ha chiesto Tullio De Mauro: «Conoscere il principio di Archimede può insegnarci a nuotare? Sapere tutto sui fotoni migliorerà la nostra vista?» (De Mauro 2015): allo stesso modo, il semplice sapere cosa è successo durante la Seconda Guerra Mondiale non ha alcun beneficio intrinseco. Gli insegnanti dovrebbero invece concentrarsi maggiormente sul far interrogare gli studenti, per aiutarli a sviluppare la propria visione del mondo. Mentre agli alunni viene spesso insegnata la storia in un modo che non lascia spazio all’interpretazione, gli effettivi accadimenti della conoscenza storica sono molto diversi. Mentre i fatti non possono essere messi in discussione, le narrazioni fornite che si rivolgono a certi eventi possono essere molto diverse da uno storico all’altro. Un esempio utile è lo studio dell’ascesa delle dittature. Invece di raccontare semplicemente agli studenti i fattori principali che hanno fatto sì che Hitler diventasse una figura popolare in Germania negli anni Trenta, potrebbe essere più istruttivo chiedere agli studenti, dopo un adeguato studio, quale sia stato, a loro avviso, il fattore più importante. È stata l’umiliazione subita dai tedeschi dopo la prima guerra mondiale? È stato l’uso efficace delle tecnologie da parte di Goebbles per raggiungere il maggior numero possibile di persone? Insegnare agli studenti a pensare in modo critico alla storia li aiuterà ad applicare lo stesso metodo ai tempi attuali. A questo scopo, affrontare la storia dal punto di vista di storici diversi, piuttosto che affidarsi a un unico libro di testo, sarà più efficace. Inoltre, lo studio della letteratura predispone agevolmente lo studente a mettere in discussione motivi e temi, ponendoli in relazione con l’esperienza dell’autore. Questo si rivela prezioso quando si mettono in discussione i resoconti che ci vengono presentati dai politici o dai media. Infatti, sebbene il pensiero critico sia uno strumento importante, Michael Scriven e Richard Paul mettono in guardia contro i pericoli che esso comporta: «se fondato su motivi egoistici, si manifesta spesso nella manipolazione abile delle idee al servizio dei propri interessi personali o di quelli dei propri gruppi” (Scriven e Paul 1987). Tuttavia, questo può essere evitato fintanto che gli studenti sono abituati a rimanere «fondati sulla correttezza e sull’integrità intellettuale» (Scriven e Paul 1987). La filosofia arricchisce la comprensione del mondo da parte degli studenti. Come la letteratura, aiuta a tracciare una connessione tra affermazione e motivazione, facendo emergere gli elementi del processo di pensiero che la fonte potrebbe aver sperimentato. Ancora una volta, l’interrogarsi sulle fonti si rivela essenziale nella formazione di individui autocoscienti, che non sono facilmente influenzabili da narrazioni semplicistiche.

In conclusione, il pensiero critico incoraggia «un dialogo tra insegnante e studente, in cui entrambi vengono continuamente interpellati per formare una prospettiva sui dati, sostenendo ciò che viene affermato con i fatti che lo precedono» (Bassani 2011). Anche se in questa citazione Paolo Bassani si riferisce alla matematica, il processo è applicabile anche alle discipline umanistiche. Infatti, mentre nelle scienze questo processo viene utilizzato per formulare tesi a partire dall’osservazione di ipotesi, in ambito umanistico può essere utilizzato nell’interpretazione di un testo.

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