Com’è noto, il 13 novembre 2019 l’acqua lagunare ha purtroppo toccato e danneggiato parte del patrimonio librario della Fondazione. Le immagini delle ondate di studenti e volontari che asciugano i testi pagina dopo pagina sono ancora vive nella memoria di chi ha vissuto con apprensione, e sulla propria pelle, la disgrazia. Quegli interventi immediati sono stati indispensabili per contenere i danni, ma sono diverse le soluzioni adottate dalla fondazione per la cura e la preservazione delle proprie opere. Qui di seguito la testimonianza di Barbara Poli circa le metodologie di intervento messe in atto dalla Fondazione.

Subito dopo il diffondersi dell’emergenza, si è sentito molto parlare del cosiddetto congelamento dei libri in vista della loro restaurazione. Ci può dire qualcosa di più?

Barbara. Come ben sappiamo la carta è un materiale che subisce un veloce degrado, ed in caso di danneggiamento da alta marea il nemico numero uno è il tempo. Proprio per questo le priorità fondamentali sono due: l’identificazione della collocazione dei volumi colpiti dalla calamità, compiuta la mattina del 13 novembre, e la scelta dei libri che dovevano partire per essere congelati e conservati in vista del restauro. Inoltre, il nostro coordinamento con la Biblioteca Marciana e l’Opificio delle pietre dure di Firenze ha permesso di raccogliere più informazioni riguardanti gli interventi di emergenza da attuare in questi casi, permettendo così di gestire la situazione al meglio.

Essendo difficile trovare opere danneggiate dall’acqua salata, l’Opificio ha gentilmente richiesto l’invio, presso i loro laboratori, di un campionario di 3 periodici deteriorati, per poterli analizzare dal punto di vista chimico e microbiologico.

Saprebbe indicarci in cosa consiste la procedura del congelamento?

Barbara. Il congelamento dei libri avviene in una serie di fasi, che possono essere così riassunte:

1

Selezionare i materiali da congelare e da sottoporre al trattamento;
2

Posizionarli in appositi sacchetti, pronti per essere identificati e spediti alle varie ditte, affinché vengano restaurati;
3

Una volta in azienda, estrarre i libri dal congelatore e posizionarli su una macchina liofilizzatrice, che estrae l’umidità dal documento librario e rende inattivi i batteri;
4

Svolgere un trattamento di sanificazione per eliminare definitivamente tutti i batteri;
5

Infine, eseguire un test per verificare la corretta apertura delle pagine.

Il 14 novembre è partito il primo gruppo di libri della Fondazione per Bologna, il cui ripristino si è concluso a gennaio 2020. Il vero e proprio restauro, a questo punto, viene fatto eventualmente solo nei riguardi della copertina dei documenti, resa più delicata dalla presenza di materiali compositi. Grazie alla buona reazione che ha la carta, con questa tecnica abbiamo potuto utilizzare il metodo del congelamento su 240 metri di materiali, in un totale di 460.

Il trattamento subisce variazioni nel caso di opere manoscritte?

Barbara. Certamente. Nello sfortunato caso di danneggiamento di un manoscritto antico o medievale si avanza con il suo restauro pagina per pagina, smontando l’intero volume e lavandolo per contrastare l’accumulo di umidità e per finire viene rimontato. Credo non serva dire che in questi casi si ha un sensibile aumento del prezzo per il recupero, ma è altrettanto giusto far notare che questi scritti di estremo valore sono conservati e riposti nei piani superiori di tutte le biblioteche veneziane, compresa la Querini.

L’azione dei volontari di porre carta assorbente tra le pagine dei libri è servita a rallentare il processo di danneggiamento?

Barbara. Questo procedimento fa parte in realtà di un diverso processo di trattamento, che si discosta da quello precedentemente illustrato e che è stato utilizzato, includendo le opere perdute, nei restanti 220 metri di materiali. Il processo ha il suo punto cardine nell’utilizzo, pagina per pagina, della cosiddetta interfoliazione con carta da cucina, svolta da una mia collega in parallelo al procedimento congelatorio che abbiamo descritto.

Anche se i materiali non sono colpiti tutti in maniera omogenea, l’obiettivo è quello di asciugarli nel più breve tempo possibile per evitare il formarsi di muffe e la conseguente perdita del documento. Ad ogni modo, abbiamo mandato al restauro un piccolo gruppo di volumi che presentava segni di ammuffimento anche dopo l’asciugatura, procedendo in questi casi solamente alla loro sanificazione.

Ci sono stati dei volumi che non si son potuti restaurare e che quindi sono andati perduti?

Barbara. Fortunatamente agendo tempestivamente è possibile salvare quasi tutto, il vero problema si sposta invece sul valutare l’opportunità e i costi del trattamento dell’opera. Facendo un breve riepilogo, fra i testi colpiti vi erano volumi di miscellanee di fine Ottocento o inizio Novecento che hanno un importante valore documentario e che quindi è bene cercare di recuperare e restaurare, a differenza, invece, dei libri degli anni Settanta e Ottanta che, se danneggiati, si riescono a recuperare più agevolmente, contattando i vari depositi editoriali ed evitando con ciò la spesa del restauro, che si aggira in media attorno ai 500 euro. Infine, le riviste o i giornali recenti possono essere comprati nuovamente, direttamente dalle case editrici, assicurandosi che nei magazzini siano presenti le loro copie. Nel nostro caso sono stati colpiti numerosi periodici del giornale L’internazionale, in particolare le annate 2016 e 2017, che fortunatamente siamo riusciti a riottenere tramite una richiesta alla casa editrice.

Esistono ditte esterne su cui la biblioteca può fare affidamento in situazioni simili?

Barbara. A svolgere i processi di congelamento e liofilizzazione ci pensano circa tre ditte, che vengono scelte in base in base alle credenziali che ognuna di loro possiede dal punto di vista formale e della sostanzialità delle procedure che utilizza. Per autorizzare i rapporti e gli spostamenti con esse sono presenti regole e norme molto precise e severe, che sono il risultato del confronto e del lavoro svolto dai colleghi, dalle autorità preposte e soprattutto dai tecnici del ministero e dalle autorità della sovrintendenza.

È evidente che la situazione emergenziale determina la necessità di una notevole quantità di interventi di restauro, che implicano il coinvolgimento di diversi enti preposti e naturalmente si traducono in ulteriori spese che la Fondazione deve affrontare. Il danno maggiore, ossia la perdita irrimediabile del testo, è stato fortunatamente evitato ma non è tollerabile che il nostro patrimonio culturale sia esposto a pericoli di tale portata, specialmente quando composto di manoscritti antichi e unici. Appare, dunque, indispensabile adottare ogni precauzione e misura la fine di allontanare questa possibilità, rendendola sempre più remota e improbabile. A tal fine, ancora una volta è il caso di enfatizzare la necessità di interventi mirati alla conservazione e alla protezione dei beni culturali, poiché è interesse comune salvaguardare le eccellenze del nostro Paese. Un sentito ringraziamento va alla Fondazione Querini Stampalia per aver fatto la sua parte in tal senso, come tutte le biblioteche, gli enti e le persone che si sono impegnate attivamente, garantendo la preservazione di ciò che dà corpo e materia al nostro passato e ai nostri traguardi di civiltà, in altre parole, alla nostra Storia.

 

Si ringrazia in particolare il personale della Fondazione Querini Stampalia che ha partecipato all’intervista: Alessandro Marinello, Barbara Poli e Sara Bossi, responsabile dell’ufficio stampa della biblioteca.

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