La storia dell’arte è negli ultimi anni una delle grandi escluse tra le materie d’insegnamento delle scuole secondarie di secondo grado. Ne resta traccia nei programmi di alcuni licei e poi solo negli specifici percorsi universitari. Forse, è adducibile a questa sparizione l’evidente ineducazione alla bellezza o il sempre più manchevole sguardo emozionale sulle cose che circondano la nostra quotidianità. Troppo spesso i media e il sentire comune hanno confuso la fruizione turistica con lo studio del patrimonio generando così una confusione metodologica importante anche nella scuola, che ha portato a declassare la storia dell’arte da materia utile alla crescita dell’individuo a mera curiosità intellettuale. In questo contesto già difficile, l’emergenza sanitaria del  COVID-19 ha messo i docenti di ogni ordine e grado davanti alla grande sfida dell’e-learning, un mondo che all’alba della seconda decade del XXI secolo avrebbe dovuto essere alla portata di tutti, ma che ha generato non poca confusione tra i docenti (e anche tra gli studenti). La difficoltà riscontrata non è stata solo relativa al gap tecnologico, purtroppo particolarmente presente in Italia, ma forse anche alla metodologia didattica che tende sempre meno allo sviluppo di conoscenze attive fuori dal nozionismo. Quali allora le possibilità offerte dalla didattica digitale della storia dell’arte per ripensare alla stessa in chiave più moderna ed efficace?

Una disciplina materica ed emozionale

La storia dell’arte, con particolare riferimento all’arte figurativa, è una disciplina materica, nel senso che ha bisogno del contatto diretto con l’opera affinché si manifesti tutta la sua efficacia. Gli studenti soffrono oggi il distacco dalle opere studiate e la dematerializzazione delle stesse che una didattica fatta esclusivamente di slides e lezioni ex cathedra hanno contribuito a realizzare. La semplificazione nella trasmissione delle immagini attraverso la digitalizzazione delle stesse ha agevolato, da una parte, il lavoro dei docenti, ma dall’altra ha imprigionato la storia dell’arte dentro le aule e le visite didattiche a musei e siti culturali sono diventate sempre più un’utopia e ancora meno un’esigenza educativa. Si potrebbe pensare, allora, che sia impossibile una didattica di qualità della storia dell’arte tramite il mezzo digitale. Invece, in tempi di forzata quarantena domestica, i musei italiani hanno generato un prodotto qualitativamente efficace. Infatti, i tanti virtual tour che già esistevano sono stati arricchiti, in molti casi, dall’apporto non indifferente di professionisti del settore storico-artistico: direttori dei musei, storici dell’arte, restauratori, docenti universitari, i quali hanno fornito un notevole valore aggiunto all’iniziativa spogliandola dall’iniziale valore esclusivamente turistico e nutrendola di un modello culturale ed educativo. In questo modo, infatti, si è potuto offrire al “pubblico-studente” un prodotto culturale di qualità, che può essere usato dai docenti come materiale integrativo o sostitutivo nelle classiche lezioni e che contemporaneamente non toglie nulla alla fruizione turistica che, anzi, si fa più consapevole. Naturalmente a mancare sarà sempre il contatto diretto con l’opera, capace di generare emozioni e contenuti interiori che ancora i materiali digitali non riescono del tutto a restituire alla nostra psiche. Da questo punto di vista, la didattica telematica della storia dell’arte non può che essere interpretata come un’unione tra la fruizione digitale dell’opera, che permette allo studente di raggiungere visivamente creazioni distanti dal suo luogo di residenza, e l’accompagnamento educativo dei professionisti della cultura, inclusi gli insegnanti.

Possibilità e responsabilità della didattica digitale della storia dell’arte

A questo punto sarà da chiedersi a chi spetti operare una rivoluzione digitale della didattica della storia dell’arte. Si tratta senza dubbio di un compito condiviso che in parte spetterà alle istituzioni culturali con la condivisione online di materiale fotografico, video e audio di alta qualità e completamente disponibile senza limitazioni. Una cosa che, a onor del vero, già numerosi istituti hanno fatto, come le Gallerie dell’Accademia di Venezia, che hanno messo a disposizione immagini ad alta risoluzione di buona parte delle loro collezioni pittoriche, o il Museo Egizio di Torino, che con l’iniziativa #Aportechiuse ha portato le proprie collezioni, raccontate dal direttore Christian Greco, nelle case di tutti tramite video postati su Youtube e sui social.

Dall’altra parte sarà compito dei docenti aggiornarsi alla relazione digitale con i propri studenti sulle tematiche storico-artistiche. Infatti, la fruizione telematica della materia è qualcosa che ha bisogno essa stessa di studio e preparazione, cosa che ad oggi non è stata adeguatamente offerta a tutti gli insegnanti o di cui in pochi hanno autonomamente usufruito. Attenzione però a non rendere la didattica telematica della storia dell’arte uno strumento sostitutivo alla più tradizionale lezione in aula, la quale permette un’interazione umana ed emozionale insostituibile. Piuttosto, il sussidio tecnologico dovrebbe servire come integrazione e ampliamento del percorso didattico di base: una possibilità per lo studente di fruire di opere a lui distanti tramite una full immersion nel patrimonio culturale, che si traduce in percorsi digitali interattivi, di confronto e stimolanti, non limitati, cioè, all’esclusiva visualizzazione delle immagini. Una piattaforma interessante da questo punto di vista è sicuramente Moodle, che, gratuitamente e in modalità completamente open source, permette sia la creazione di percorsi didattici digitali (caricamento di lezioni digitali, video, esercitazioni in modalità blended), sia le relazioni tra docente e studenti tramite uno specifico forum di discussione che cerca di mediare alla mancanza del rapporto umano tipica delle piattaforme digitali. Questa piattaforma è adottata principalmente dalle università, ma potrebbe essere un valido strumento didattico anche per la scuola secondaria di secondo grado.

Che ne sarà dei musei?

C’è chi potrebbe essere spaventato dal rischio che la fruizione a distanza delle opere possa un giorno sostituire l’irrinunciabile visita a un museo o a un qualsiasi luogo della cultura, ma sta proprio in questo l’arduo compito dell’insegnante nel porsi non solo come guida alla conoscenza nozionistica ma anche nell’orientare la propria attività didattica alla generazione di impliciti inviti alla fruizione diretta. Insomma, spetta al docente sviluppare quella voglia di vivere le opere paragonabile all’acquolina in bocca che abbiamo alla vista del nostro piatto preferito. Il digitale diverrebbe, se ben usato, un veicolo indispensabile a una didattica più inclusiva e interattiva nei contenuti, ma contemporaneamente un mezzo transitorio tra l’acquisizione delle informazioni e la sperimentazione diretta delle stesse. Sono sicuro che in questo modo l’esperienza culturale e umana in generale dello studente potrà essere non solo più ricca, ma qualitativamente migliore.

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