Nel corso dei secoli, le discipline umanistiche hanno sempre avuto un ruolo centrale nell’educazione degli alunni. Dall’antica Grecia all’età moderna innumerevoli studiosi hanno scelto di concentrarsi sulle arti liberali e sugli studi umanistici. Perché allora, negli ultimi decenni, queste materie non hanno più ricevuto il favore accademico e vengono considerate di secondaria importanza? Negli ultimi anni questa tendenza negativa ha fortunatamente iniziato a invertirsi e gli studi umanistici hanno riguadagnato parte della loro reputazione originale; ma com’è possibile che gli stessi argomenti su cui Platone e Socrate si sono concentrati abbiano subito un drastico rinnovamento nella società moderna? Al giorno d’oggi gli studenti delle scuole superiori vengono spinti ancora verso aree scientifiche o manageriali per l’istruzione superiore, in modo da poter assicurarsi un lavoro remunerativo, piuttosto che impegnarsi nello studio delle liberal arts. Tuttavia, il metodo scientifico di cui le facoltà non umanistiche sono così orgogliose – un metodo che si occupa della ricerca sperimentale e delle interpretazioni fattuali – ha le sue radici proprio nelle arti liberali così facilmente criticabili.

Dall’antica Grecia al Medioevo

Storicamente, in assenza di moderni strumenti di ricerca, studiosi e filosofi hanno fatto affidamento su analisi, ragione e retorica per impartire agli alunni le conoscenze necessarie per il successo nella società. Di conseguenza, per secoli, lingua, etica e filosofia hanno regnato indisturbate come principali temi dell’educazione. I sofisti greci insegnavano l’arte della retorica per fornire alle persone le abilità del discorso e del dibattito pubblico. Filosofi come Socrate, Platone e Aristotele scrissero sul linguaggio, l’etica e la teologia e usarono questi concetti per interpretare un mondo che era privo di qualsiasi altro mezzo per la ricerca. Allo stesso modo, gli alunni dell’antica Roma venivano istruiti nell’analisi della poesia, della grammatica e della retorica, nella speranza che, attraverso queste, sarebbero stati in grado di dare un senso al loro ambiente e alla loro storia. Per entrambe le società – così come per molte altre – la base dell’educazione era l’analisi critica e la comprensione del mondo e della natura umana: avevano quello che, d’ora in poi, chiamerò un approccio bottom-up all’apprendimento. Questa tipologia di apprendimento richiede un esame accurato di fonti e di opinioni diverse per arrivare ad una valutazione plausibile e razionale della realtà.

Negli ultimi decenni, sebbene non sia del tutto perso nel sistema educativo, questo processo è stato quasi completamente ignorato da gran parte delle materie, ad eccezione di quelle scientifiche, a favore del suo opposto: l’approccio top-down. In netto contrasto con lo stile bottom-up, il metodo top-down dell’insegnamento e apprendimento si basa sull’accettazione di uno standard generale di conoscenza che deve essere applicato a qualsiasi nuova informazione. In questo modo, le regole sono usate come equazioni in matematica: spesso imparate a memoria e raramente messe in discussione. Fortunatamente, molti istituti di istruzione superiore stanno tornando a un sistema bottom-up, ma perché questo metodo è stato abbandonato in primo luogo?

Come e quando l’analisi logica e l’obiettività delle discipline umanistiche sono state respinte a favore della standardizzazione? Sebbene gli sviluppi scientifici possano aver contribuito a questo cambiamento, è possibile che la vera causa risieda negli eventi storici. L’approccio bottom-up, nonostante fosse il principale sistema educativo nell’antica Grecia e nell’Impero Romano, iniziò a deteriorarsi nel secondo e terzo secolo dopo Cristo, quando l’istituzione di una religione dominante e il suo canone causarono la necessità di standardizzare le informazioni fornite dalle istituzioni di apprendimento. Nei secoli successivi, con l’avvento del Medioevo questo processo continuò con un ulteriore sviluppo: mentre nel mondo antico tutte le materie venivano giudicate come ugualmente importanti e necessarie per l’avanzamento di una persona, la cosiddetta “età di mezzo” vide lo sviluppo di una struttura gerarchica. Basandosi in parte sul curriculum di Platone, gli studiosi del V e del VI secolo stabilirono il trivio (studio della grammatica, della logica e della retorica) e il quadrivio (incentrato sull’aritmetica, la geometria, la musica e l’astronomia), che delinearono uno standard prestabilito per un sistema educativo che avrebbe dato la priorità ad alcune materie rispetto ad altre. L’istituzione di una gerarchia educativa fu successivamente ripristinata durante le rivoluzione industriale e scientifica, come vedremo più avanti.

Dal Rinascimento al XXI secolo

L’approccio bottom-up, invece, venne ripreso durante il Rinascimento, quando la rinnovata attenzione ai testi classici riprese parzialmente lo scopo originario delle discipline umanistiche favorendo una tradizione di pensiero analitico. Tuttavia, ci furono due svantaggi a questo miglioramento. In primo luogo, anche se il pensiero critico riacquistò parte della sua importanza originale, le istituzioni educative come le scuole di grammatica si concentrarono ancora sulle regole della lingua e sulle convenzioni linguistiche, con l’aggiunta di lezioni mirate a fornire agli studenti un background di formazione classica, ad esempio insegnando loro ad imitare e ricreare lo stile e le tecniche di scrittura dei filosofi. In secondo luogo, parte della critica sostiene che i protagonisti del Rinascimento italiano abbiano usato i testi di filosofi e scrittori classici in un modo assai diverso rispetto degli studiosi inglesi con la conseguenza che, mentre in Gran Bretagna il riemergere delle fonti causò un aumento della produzione di nuove critiche e teorie, in Italia queste diventarono le nuove indiscutibili autorità. Inoltre, la cultura inglese fu in qualche modo aiutata dai cambiamenti politici avvenuti durante il Rinascimento: la conversione al protestantesimo e i seguenti scontri tra i diversi gruppi religiosi portarono le persone a bilanciare e giudicare opinioni e idee contrastanti. Questo processo, che continuò per tutto il XVI e XVII secolo, fu successivamente portato avanti nell’Illuminismo, durante la quale l’importanza di un’accurata ricerca come modo per determinare la verità diventò lo standard. Più tardi, la rivoluzione industriale e scientifica causò un altro cambiamento, ristabilendo un sistema gerarchico in cui le discipline umanistiche risultavano le ultime in classifica. La priorità non era più data alla grammatica, alla logica e alla retorica come prima, ma ai campi scientifici di recente sviluppo. Di conseguenza, l’importanza della ricerca nelle materie umanistiche diminuì e la necessità di mantenere il sistema bottom-up cominciò a vacillare.

Questo sembra aver continuato a persistere nella società moderna, con le lauree nelle liberal arts che soffrono di una posizione negativa nella gerarchia di apprendimento superiore e un approccio prevalentemente top-down, incentrato sul fornire agli studenti opinioni autorevoli da accettare e non mettere in discussione. Dall’altro lato della medaglia, e al vertice della metaforica catena alimentare educativa, ci sono i programmi scientifici che – pur avendo mantenuto parte del sistema bottom-up con i metodi di ricerca utilizzati – ora iniziano ad abbandonare l’approccio critico che le discipline umanistiche avevano nell’antica Grecia. Fortunatamente, negli ultimi anni, le istituzioni di istruzione superiore hanno iniziato a reintegrare gli approcci bottom-up nei confronti delle discipline umanistiche, spingendo gli studenti ad interagire con le loro fonti in maniera logica e analitica per giungere a una conclusione razionale e spesso personale.

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